TOUR DELLA GIORDANIA DAL 13 AL 20 OTTOBRE 2009

TOUR DELLA GIORDANIA DAL 13 AL 20 OTTOBRE 2009

Magica Giordania    Petra era nei miei sogni da diverso tempo. Quest’anno non ho trovato scuse con me stessa e sono partita insieme alla mia amica Luciana con in testa e nel cuore le tante foto e documentari che avevo visto su Petra. Ma ci siamo subito rese conto che la Giordania non è solo Petra. Facevamo parte di un gruppo di 50 persone. In sette giorni abbiamo percorso circa 2000 km, accompagnati dall’eccezionale guida (Ziad) o Zio Aldo, come gentilmente ci aveva permesso di chiamarlo, pensando che, ( Ziad) per noi fosse troppo difficile da pronunciare. Beduino fino al midollo ma con una cultura occidentale. Dopo avere ottenuto una borsa di studio, ha terminato i suoi studi a Firenze laureandosi in archeologia. Quindi parlava perfettamente l’Italiano ed anche se non ha mai dato giudizi o fatto commenti sull’Italia, sono convinta che conosca le nostre debolezze meglio di tanti italiani.



Il primo giorno, Abbiamo fatto scalo ad Aqaba
(antica Ayla), dove abbiamo dormito le prime tre notti.

Aqaba ha una storia che risale ai tempi pre-biblici, quando era conosciuta col nome di Ayla. A partire dal 106 d.C. i romani utilizzano Ayala come città portuale la sua posizione strategica all’estrimità orientale del Mar Rosso è sempre stato un luogo di primaria importanza per il commercio. Nel XII secolo i Crociati si impossessarono della città, poi vennero i sultani  Mamelucchi dell’Egitto che gli diedero il nuovo nome Aqaba. Segui poi il dominio degli Ottomani che regnarono per quattro secoli. Gli Ottomani poi la persero nel 1917 nella famosa battaglia con le forze arabe alleate a T.E. Lawrence. Gli inglesi assicurarono Aqaba alla Giordania nel 1917, alla fine della seconda guerra mondiale. Oggi, Aqaba, grazie al suo porto (unico porto della Giordania), alla sua posizione  strategica per le rotte commerciali tra la Siria e la Penisola Araba, ai reperti trovati negli scavi dell’antica Ayla, la rendono una ridente e vitale città dove l’accoglienza non ha pecche e dove la gentilezza, la cortesia, e l’educazione si avvince in ogni suo abitante.

 

   

Il giorno 14  visita a Petra, conosciuta come terra dei Nabatei. Ma in realtà svariati millenni prima la zona fu abitata dagli uomini dell’età della Pietra e dagli Edomiti. La sua posizione geografica si trova nella grande fossa tettonica siro-africana (la Rift Valley), quella lunga ferita della crosta terrestre che parte dalla Turchia sud-orientale, forma la valle del Giordano, la depressione del Mar Morto, il letto del wadi ‘Araba, risale ad Aqaba, sprofonda nel Mar Rosso e va a urtare nella costa settentrionale del Monzanbico. Petra si trova ad est del wadi ‘Araba. Oggi Petra è un mito, un museo a cielo aperto un luogo surreale e fantastico, famosa con le sue tombe, il Siq, le antiche abitazioni scavate nella roccia, il “Tesoro” (tomba del Fraone), l’Anfiteatro romano, il Dicomano e le fantastiche pareti di roccia con una colorazione che va dal rosa chiaro al rosso fuoco con striature che  tendono al viola, uno spettacolo che non ha eguali. Pensare che appena mille anni fa in questa zona si coltivavano cereali; orzo, grano ed anche alberi da frutto, ulivi, viti e gli animali pascolavano su verdi prati.

Giorno 15 escursione  nel  Wadi Rum (il deserto dei Beduini).

Difficile da descrivere l’emozione che si prova facendo un viaggio nel deserto conosciuto come “Valle della Luna”. Si è vero è una valle, una valle di sabbia rosa con sfumature rosse, una valle che lascia vagare lo sguardo fino all’orizzonte. Dove enormi rocce spuntano improvvise. Levigate e modellate dal vento al punto da formare figure strane. Grande è anche l’accoglienza dei Beduini (abitanti del deserto). Anche se sappiamo bene che sono lì perché lì ci passano i turisti, ma la loro dignità è intatta, le loro tende sono accoglienti e, chissà, forse le tende degli Beduini che vivono veramente il deserto, quelli che tutti i giorni devono combattere con la mancanza di acqua e di cibo non si differenziano molto da quelle che abbiamo visto noi. Oggi noi andiamo là, ci portano a fare un giro con i fuori strada appositamente sistemati per farci stare comodi, sappiamo che non è questa la vita del deserto ma ci emozioniamo ugualmente perché la realtà si può immaginare. Se si pensa che la zona del Wadi Rum fu abitata già dal Paleolitico e che un tempo era terra di pascolo, è chiaro il processo di desertificazione che nelle migliaia di anni ha eroso e scolpito le sue montagne, così come ha forgiato il carattere dei loro abitanti, gente forte, fiera, capace di convivere, ancora oggi, in un ambiente inospitale per il nostro modo di vivere.

Giorno 16 la Via dei Re - Kerak – Madaba Monte Nebo – Amman. Al-Karak. La città è dominata dall'imponente castello crociato. Situata al sommo di una collina a circa 950 metri sopra il livello del mare e circondata su tre lati da una valle. Da queste alture è possibile ammirare una splendida vista sul Mar Morto  La costruzione del castello crociato ebbe inizio negli anni quaranta del XII secolo per iniziativa di Pagano, vassallo del Re Folco e fu nota col nome di Petra Deserti. Impossibile descrivere tutte le vicissitudini mi limito a dire che la visita è estremamente interessante e che ora ospita il Museo archeologico di al-Karak, riaperto al pubblico nel 2004 dopo lavori di rinnovamento.

Madaba, la "città dei mosaici", si trova a circa 35 chilometri a sud-est di Amman ad un'altezza di 730 metri sul livello del mare.
Per la prima volta si parla di Madaba nel quarto libro del vecchio testamento, ma il ritrovamento di un reperto dell'età del ferro porta la datazione dei primi insediamenti a Madaba molto tempo prima.
I bizantini ornarono le 15 chiese con splendidi mosaici.
Ma nei secoli VII e VIII a causa di saccheggi e terremoti la città si spopolò.
Solo nel 1880 un migliaio di famiglie provenienti da
Karak la ripopolarono anche se utilizzarono i resti degli antichi monumenti come materia prima per costruire le proprie abitazioni.

Siamo saliti poi a Monte Nebo, in arabo (جبل نيبو, Jabal Nībū ), è una cresta montuosa alta circa 817 metri s.l.m., in quella che è oggi la Giordania occidentale. Dalla sua sommità la vista è di grande respiro e, nelle giornate limpide permette di godere del panorama sulla Terra Santa , il Giordano ed il Mar Morto. Qui si trovano i resti di una chiesa costruita una prima volta nella seconda metà del IV secolo per commemorare il posto in cui Mosè morì. La scultura cruciforme con serpenti di rame intrecciati sopra il Monte Nebo è stata creata dall'artista italiano Giovanni Fantoni. Ricorda il Nehushtan, il serpente di rame creato da Mosè

 

« Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita »

 

(

Poi Mosè salì dalle pianure di Moab sul monte Nebo, in vetta al Pisga, che è di fronte a Gerico. E il SIGNORE gli fece vedere tutto il paese: Galaad fino a Dan,
tutto Neftali, il paese di Efraim e di Manasse, tutto il paese di Giuda fino al mare occidentale, la regione meridionale, il bacino del Giordano e la valle di Gerico, città delle palme, fino a Soar. 
»
"Deuteronomio, 34 1-5", ...

Nel tardo pomeriggio siamo giunti ad Amman la capitale della Giordania. Abitata fin dal 6500 a.C. anch’essa dominata da varie popolazioni. Amman, gode di un clima mediterraneo e le stagioni generalmente sono più miti rispetto ad altri luoghi della regione.

Il giorno 17 visita ai castelli del deserto. E’ stato questo un viaggio fantastico dove abbiamo visto un altro tipo di deserto chiamato deserto nero, infatti la sabbia ha una colorazione scura Visita ai castelli del VII, l’imponente fortezza di Kaharana, Amra e Arzak dove Lawrence d’Arabia fissò il suo quartier generale

Il giorno 18 visita alle rovine di Jerash  risalenti al periodo romano e proseguimento per Ajlun e per il famoso castello arabo di Qalaat al Rabat, noto come Fortezza di Saladino

Il giorno 19 visita al castello di Araq El Amir Il nome significa caverna del principe, costruito nel II sec. a.C. Ricostruito da una missione francese conserva un altorilievo con raffigurato un enorme leone, proprio alla porta nord d'ingresso: questa porta è da ricordare perché presenta come materiale da costruzione i blocchi più grandi che siano mai stati usati in una costruzione del genere in tutto il Medio Oriente.

Proseguimento per il Mar Morto. Il mar Morto si trova nella depressione più profonda della Terra, a 413 metri sotto il livello del mare. Lungo 76  km e largo 16 ha una superficie di 650  km². L'acqua è troppo salata (300 g. x 1000g di acqua), questo non consente alcuna forma di vita fatta eccezione per i batteri: da qui il nome mar Morto. E’ un mare destinato a prosciugarsi perché diminuisce di un metro all’anno. Le sue acque erano conosciute fin dai tempi dei Romani per le loro qualità curative.
Un tempo aveva come immissario il Fiume Giordano, dove, qui in basso, si può vedere, protetto da una tettoia il punto dove si pensa che  Gesu abbia ricevuto il Santo Battesimo. Purtroppo, da diverso tempo la sorgente del Fiume Giordano è secca, quella poca acqua che si può vedere nel letto del fiume è acqua che proviene dagli impianti balneari delle terme..
Il giorno 20 partenza per l’Italia.

 


Caricato il 11/11/2009 - 12:29 in andarpermonti

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