mokuren e i fiori lampadina
"io sono terribilmente abitudinaria."
"anche hitler lo era."
"meno male, allora, che ti hanno preso all'accademia di belle arti."
"ah, ma non lo sai. potrei ancora non farcela, e trasformarmi una dittatrice sanguinaria."
"o no! devo dirlo subito alla platinata! che ti trovi un lavoro , per carità!"
mi sono resa conto che fare asole a mano è un esercizio zen.
infila l'ago.
passa il filo.
fai il nodo.
tira.
chiudi il giro.
infila l'ago...
.....
Opera passivamente, ma opera.È la fatalità;
è ciò su cui non si può contare;
è ciò che sconvolge i programmi,
che rovescia i piani meglio costruiti;
è la materia bruta che
strozza l’intelligenza.
Ciò che succede, il male che
si abbatte su tutti,
avviene perché la massa degli
uomini abdica alla sua volontà,
lascia promulgare le leggi
che solo la rivolta potrà abrogare,
lascia salire al potere uomini che poi
solo un ammutinamento
potrà rovesciare.
Tra l’assenteismo
e l’indifferenza poche mani,
non sorvegliate da alcun controllo,
tessono la tela della vita collettiva,
e la massa ignora, perché
non se ne preoccupa;
e allora sembra sia la fatalità
a travolgere tutto e tutti,
sembra che la storia non sia altro
che un enorme fenomeno naturale,
un’eruzione, un terremoto del
quale rimangono vittime tutti,
chi ha voluto e chi non ha voluto,
chi sapeva e chi non sapeva,
chi era stato attivo e chi indifferente.
Alcuni piagnucolano pietosamente,
altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano:
se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far
valere la mia volontà,
sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo:
perché mi dà fastidio il loro
piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto a ognuno di loro
del come ha svolto il compito
che la vita gli ha posto e
gli pone quotidianamente,
di ciò che ha fatto e specialmente
di ciò che non ha fatto.
E sento di poter essere inesorabile,
di non dover sprecare la mia pietà,
di non dover spartire con
loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo,
sento nelle coscienze della mia parte
già pulsare l’attività della città futura
che la mia parte sta costruendo.
E in essa la catena sociale non pesa su pochi,
in essa ogni cosa che succede
non è dovuta al caso, alla fatalità,
ma è intelligente opera dei cittadini.
Non c’è in essa nessuno che
stia alla finestra a guardare
mentre i pochi si
sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.
(Antonio Gramsci 11/02/1917.)
sarò una scassa marroni, ma riflettete su queste parole.
















