Fed Cup, ragazze da urlo
Ottimismo dilagante: da Reggio Calabria era salito verso nord inarrestabile. A scatenarlo il forfait di Serena Williams, un regalo non richiesto ma graditissimo. A ricordarlo i bookmakers: Italtennis strafavorita nella finale di Federation Cup, quota 1,20 (per vincere un euro bisognava puntarne 5). Eppure il monumento invocato dal ct Barazzutti andrebbe eretto davvero a queste ragazze. Secondo trionfo dopo l’impresa di Charleroi nel 2006, quando si dimostrò che la squadra può battere il fuoriclasse (3-2 al Belgio della Henin). Campionesse del mondo per la seconda volta in quattro anni, nel segno di Pennetta e Schiavone. I loro punti (9 vittorie su 10 incontri disputati, unica sconfitta per Flavia contro la Kuznetsova in semifinale) hanno reso formale il compito del doppio: Roberta Vinci e Sara Errani hanno sì sempre vinto, ma sempre a risultato già acquisito (non una colpa che le sminuisca).
Il cammino verso il trionfo era cominciato in Francia, a febbraio, contro la Mauresmo. Per contrastarci i cugini scelgono il cemento, ma non basta. Cappotto, (0-5!) senza rallegrarci troppo perché in semifinale ci tocca la fortissima Russia.
Si gioca in casa, a Castellaneta Marina, e la prima giornata è un sogno: Pennetta e Schiavone ci portano sul 2-0 contro le detentrici del titolo. Kuznetsova e Chakvetadze, proprio loro che ci avevano affossato nella finale del 2007. Ma stavolta tocca a noi, Flavia cede alla Kuznetsova e allora chiude Francesca: la vendetta è compiuta.
Dall’altro lato del tabellone la spuntano gli Stati Uniti (3-2 alla Repubblica Ceca) che tornano in finale dopo cinque anni. Senza Williams non fanno paura: Flavia Pennetta liquida la Glatch 6-3, 6-1, Francesca Schiavone vince il primo set al tie-break e piega 6-2 le resistenze della Oudin nel secondo gioco. La festa è pronta, l’occasione è da non fallire: Pennetta batte Oudin 7-5, 6-2, l’Italia torna regina. Il doppio arrotonda, l’altro singolare salta perché è tempo di gioire. “Riscritta la storia del tennis azzurro” dice Barazzutti, ha ragione ancora. Prepariamo le statue…
Riccardo Marchese














