Recensione: L'uomo che fissava le capre

Recensione: L\'uomo che fissava le capre
    Ieri sera, abbandonato dalle prospettive più incredibile, dal Pupo che andava dai suoi amici brutti e attangliato dalla stanchezza di una coda di settimana troppo intensa (al lavoro, purtroppo), ho risolto per chiamare un po' di amici quasi seri e propinarmi un film.
    C'è una certa agenda da smaltire, che sono usciti diversi titoli che per un verso o per l'altro voglio vedere; ho optato per un gettonato e raccomandato "l'uomo che fissava le capre", dal sapore e dall'aspettativa surreale.
    Un secchio di gente all'UCI (ex Warner), alla fine s'era solo io e Mizio, ma pareva che tutto il sud ovest fiorentino avesse preso la smania di vestirsi da truzzo e ritrovarsi sotto la volta del multisala. C'era addirittura la coda al bar per prendere il caffè!
    In biglietteria (coda da grandi serate anche lì), il nostro campione non pareva avere tutto questo successo, con più di mezza sala libera a 15 minuti dall'inizio (posti G11/12 per noi, praticamente al centro della platea) surclassato da titoli come 2012, michael jackson, amore 14... il che testimonia quantomeno che la democrazia non è un metro di giudizio attendibile per la qualità.
    Sala incasinata, piena di gentaglia rumorosa, litigi per il posto assegnato, bizze per il pop corn...temevo per il peggio. Invece a inizio proiezione tutto si quieta, rientrando nei parametri normali. Una serie di trailer nella norma, roba già conosciuta.
    Ma veniamo a noi.
    Abbiamo un Ewan mc Gregor che interpreta uno scarsissimo giornalista di provincia, coinvolto per un gioco del destino in un qualcosa di completamente schiodato al seguito di un Geoge Clooney davvero fuori dal suo ruolo abituale. La trama si dipana a suon di flash backs, coinvolgendo un parossistico esperimento militare a metà strada tra il fantascientifico maccheronico anni '60 e l'ippy, con episodi risibili ma davvero niente di irresistibile. Accecati dalla loro delusione (in senso britannico) e da certe dosi di stupefacenti, i personaggi portano avanti una poco convincente avventura, giungono ad un finale goffo e irrisolubile che sfuma in una moralettina non intelleggibile.
    Da americano, lo spettatore potrebbe cogliere la critica feroce e sarcastica ai mezzi e ai metodi USA per le missioni di pace dal Viet Nam in avanti, da non americano occorre una certa preparazione giornalistica per cogliere quel livello di ingaggio.
    Una buona idea in generale, ma non sviluppata. Diciamo un sei e mezzo, dai!
    Molto meglio di tanto altro che ci propina la scena cinematografica, ora come ora, certo, ma se ci andate con una riduzione è meglio.

Caricato il 11/15/2009 - 03:22 in Album predefinito

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