Ithia, la dondolante città scintillante
Ithia, detta anche Dondolan, era la città più importante del Continuum, era il centro di potere più importante di tutto il Keyring, ed era molto più imponente e splendente di quanto Yariete avesse mai immaginato guardandola dal Nessundove.
Per anni l'aveva osservata da lontano immaginando come poteva essere viverci.
Poi le cose erano cambiate e adesso stava per visitarla per davvero.
L'arca, una imponente nave spinta dal vento tramite le sue mille vele, aveva finalmente lasciato le isole del Nessundove e si avvicinava sempre di più alla capitale.
Alcuni minuti passarono mentre saliva dolcemente in un lento movimento a spirale.
La città sopra le loro teste si ingrandiva sempre di più e scintillava continuamente alla luce dei due soli vicini.
L'arca continuò a salire passando attorno alla capitale e superandola in altezza, passando vicino alle due colossali catene che la tenevano ancorata al Keyring.
Poi, improvvisamente, cominciò a ribaltarsi dolcemente mentre si incastonava perfettamente nel porto della parte superiore della città.
La parte alta di Ithia era infatti circondata da alte mura al di fuori delle quali c'era un vero e proprio fossato pieno di acqua e numerosi pontili per l'attracco delle navi.
Il porto era gigantesco, Yariete corse subito al di là delle mura e si ritrovò in un viale gigantesco completamente lastricato di un marmo dalle nervature verdastre.
Davanti a sè vide la parte centrale della città con le sue altissime torri e i palazzi riccamente decorati dalle colossali vetrate colorate.
Il fatto stesso di essere lì era incredibile per Yariete che aveva sognato fin da cucciolo di visitare questa città.
Alla sua destra il vialone portava a una piazza molto famosa chiamata la piazza del Gancio.
Coloro che avevano costruito la città, di cui non si sapeva ormai quasi più nulla, avevano infatti realizzato in quella piazza un curioso dispositivo per viaggiare nei mondi del Keyring.
Nel centro esatto della piazza c'era una specie di pozzo completamente circondato e ricoperto da una strana costruzione alta e snella.
Da lì partivano e arrivavano gli inviati del Continuum nei mondi più lontani dal Keyring.
Da quella piazza, la più alta della città, guardando in alto si poteva intravvedere la superficie liscia e lucida del Keyring molti chilometri sopra le loro teste.
La piazza fremette leggermente e dal suo centro emersero una decina di alti guerrieri umanoidi recanti le insegne del Continuum. La loro armatura bianca era imponente.
Si avviarono rapidamente verso la torre più alta che dava direttamente sulla piazza e sparirono al suo interno.
Yariete avrebbe voluto essere come loro, potente e dal valore indiscusso.
Tornò verso il porto e prese una galleria che portava alla città inferiore, quella più popolare, rinomata per le meraviglie portate lì da viandanti di tutto il Keyring.
Dopo una lunga scalinata verso il basso Yariete si ritrovò a camminare capovolto rispetto alla città superiore, la galleria cominciava a salire ed emerse tra le case della città inferiore.
Qui le strade erano più strette e le case più basse ma si vedeva chiaramente che anche la città inferiore era molto ricca.
Ogni angolo era illuminato, pulito e decorato di metalli preziosi, gli abitanti sembravano allegri e divertiti dalle mille distrazioni presenti in ogni vetrina.
Yariete sapeva di non avere abbastanza soldi per tutto ciò, era riuscito a malapena a pagarsi il viaggio. Non gli importava molto, sapeva che in futuro sarebbe potuto tornare, sentiva che sarebbe tornato.
Guardando in alto era possibile scogere alcune isole del Nessundove, una gli sembrava essere la sua.
Camminò per qualche metro guardando in alto, finchè non inciampò contro qualcosa.
"Ti stavo aspettando" disse una voce.
Yariete guardò curiosamente lo straniero.
"Non ti conosco, chi sei?"
Era un umano, vecchio e curvo. Indossava abiti lunghi e pesanti finemente decorati.
La mano sinistra teneva stretto un grosso bastone nodoso che lo aiutava a tenersi in piedi.
In testa indossava un cappello che gli ricadeva parzialmente sulle spalle.
L'umano gli porse una mano in cui era adagiato un ciondolo metallico.
Yariete arricciò la coda e osservò incuriosito quell'oggetto.
Era rotondo e aveva incisa la figura di un albero le cui radici e i rami si intrecciavano fra di loro formando un cerchio.
"E' tuo" disse il vecchio, "prendilo, un giorno ti servirà.
E non aver paura di perderlo, lo ritroverai al momento giusto".
Yariete lo guardò con diffidenza ritraendosi.
Lo avevano messo in guardia prima che partisse, Ithia poteva essere anche un luogo piuttosto pericoloso.
"Non so chi sei" disse infine. "Non mi fido di te".
L'umano sembrò esitare, Yariete si girò e andò verso un negozio vicino.
Vendeva gli strumenti musicali più disparati a prezzi esorbitanti.
Il vecchio continuò a seguirlo con lo sguardo mentre entrava nel negozio.
"Come vuoi" sussurrò, "tanto non puoi sfuggire al tuo destino".
















